Di asini e campanari
Pubblichiamo di seguito un intervento di un nostro amico animalista, Maurizio Cattaneo orticoltore bio a Giubiasco
E’ da un paio di mesi che da tutto il cantone giungono notizie di salvataggi di animali trovati in condizioni precarie se non addirittura morti.
Allora prendendo spunto dal campanaro del paese che diceva: ” chi meglio di me suona le campane? Neanche le campane degli altri paesi suonano meglio delle mie!”, ho pensato di raccontare la storia vera di un asino chiamato poi Natalino.
Era dicembre, clima molto rigido per quel mese, la neve caduta nei giorni precedenti non si scioglieva e formava uno spesso strato bianco sul terreno.
Una mattina il Tognetti mi telefona e mi dice “Ue Maurizi ha g’he una gàbula, il proprietario di un’azienda agricola sta poco bene, dobbiamo andare a portare via degli animali dall’alpe, perché con i suoi mangàgn ne ha per un po’”.
In un primo momento ho pensato che con tutti i cruzi che ho vado a perdere un’altra giornata.
Le giornate si vanno allungando…
Poi… “Signur guarda gió un bott” … si parte.
Il pomeriggio la squadra dell’azienda La Colombera era pronta a partire. Gianni, detto il bBarba, mi spiegava la strada per salire sull’alpe. Fin dove abbiamo potuto siamo saliti con i trattori, poi a piedi: una bella sparada.
Salendo a piedi in mezzo alla neve Mario e l’apprendista sembravano che stessero tirando l’ultimo cipp.
Il Tromba, il Porto e l’Izio (io) ogni slitigàda era un’istianin.
Il Barba, che rantigava, mi raccontava che stavo camminando sulla vecchia strada che i romani usavano per avere la via aperta da quartino verso il locarnese. E noi bastrücch vogliamo attraversare tutto il piano con una superstrada per andare a Locarno!
Arrivati in cima abbiamo fatto una prima valutazione della situazione, cercando di capire quali animali si potevano portare a valle e quali potevano restare.
La seconda valutazione: quanto foraggio c’era ancora?
E la terza: dis’ciulass prima che arrivi la notte.
Quel pomeriggio si sono portati al piano a tocch e bucun galline, polli, anatre, agnelli e maiali…questi con una petèra…
Abbiamo messo a disposizione delle bestie che restavano in alpe acqua e foraggio con l’intenzione di ritornare a riprenderli prima possibile.
Il 24 dicembre siamo risaliti. Con noi questa volta c’era anche Traz e abbiamo portato alla Colombera gli asini, il mulo che mi ha anche dogiàà da sbièss, le pecore e l’asino più famoso del Ticino: l’asino Natalino. Quasi mi dimenticavo, c’era sempre una persona che giornalmente controllava gli animali che erano rimasti all’alpe fino a quel momento.
Tornando al campanaro, forse lui non sapeva che non esiste un giudice supremo sulla terra che possa giudicare se lui è più bravo degli altri, ma esiste in ognuno di noi la capacità di capire se ci siamo assunti le nostre responsabilità fino in fondo e nel modo migliore. Collaborare è meglio che avviare un’inutile caccia alle streghe.